Genitori e solitudine.



Immaginiamoci la vita dei neogenitori. Mi concentrerò sulle madri, per il semplice fatto che, nella società italiana, sono loro a dedicarsi ai figli per la maggior parte del tempo; dal punto di vista dell’accudimento immediato questo è abbastanza naturale nei primi mesi, essendo loro coinvolte nella simbiosi col bimbo che è cresciuto nel loro grembo per 40 settimane. Ci tengo a specificare tuttavia, per tutelarmi da fraintendimenti così culturalmente diffusi e, direi, accettati, che questo non significa in alcun modo che in quei mesi il padre abbia un ruolo marginale; tutt’altro, è fondamentale.

Veniamo ora alla solitudine. Mi occuperò di due temi: la rete sociale della madre, ed il ruolo prezioso ed irrinunciabile (per ora solo idealmente, ahimè) del padre.

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Fragilità o sensibilità? Pregiudizi e paure.

La sensibilità, per come la intendiamo, è la propensione di una persona ad essere emotivamente smossa da fatti, interazioni, emozioni cui partecipa o anche solo assiste. Diciamo che è sensibile una persona che dimostra frequentemente reazioni emotive, o ne ha di particolarmente intense.

L’ipersensibilita’ è un tratto presente in circa il 20% della popolazione. La persona altamente sensibile è caratterizzata da un’elevatissima recettività agli stimoli, non solo emotivi, ma anche sensoriali. Rumori forti, immagini molto vivide, sensazioni tattili intense possono essere fonte di disagio o fastidio, proprio per l’elevata sensibilità percettiva. Lo si può osservare già da neonati: un bambino con queste caratteristiche sarà un neonato facilmente disturbato da suoni e rumori, che per dormire ha bisogno di più tranquillità o di costante protezione (se fuori casa, dorme solo tra le braccia), che piange tanto in reazione a variazioni anche piccole del suo ambiente.

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Studi Aperti: Genitori che non ce la fanno più e Depressione

In occasione della Giornata Nazionale della Psicologia, dal 4 al 14 ottobre gli psicologi della Lombardia apriranno i loro studi per colloqui gratuiti ed iniziative (sul sito www.opl.it potete trovare maggiori informazioni e tutte le iniziative).

Ho deciso di dedicare la giornata dell’11 ottobre a questi due temi Leggi tutto “Studi Aperti: Genitori che non ce la fanno più e Depressione”

Genitori che non ce la fanno più (il burn out genitoriale)

Partiamo dalle cose ovvie, quelle che tutti sanno:

  • avere figli è un’esperienza bellissima;
  • passare tutto il tuo tempo con loro è meraviglioso;
  • non dover più lavorare, o farlo a part time, o avere una scusa per tornare a casa prima è una bella fortuna;
  • qualunque genitore accusa molto bene la fatica grazie all’amore per i figli;
  • di poco riposo non è morto nessuno, ci sarà tempo per quello quando saranno più grandi.

Sono tutte cose vere. Aggiungiamo a queste verità la dimensione temporale.  Leggi tutto “Genitori che non ce la fanno più (il burn out genitoriale)”

Psicologia Perinatale: le incredibili competenze che porta alla luce la nascita.

Cos’è la psicologia perinatale? E’ un recente ramo di studio della psicologia, che si occupa della nascita e della primissima infanzia, prendendo in esame il benessere psicofisico di mamma e bambino in questo delicato periodo, e tutelando e favorendo l’acquisizione delle competenze genitoriali.

Si parla del benessere di mamma e bambino, perché il loro benessere va di pari passo. La gravidanza è una condizione di totale simbiosi; con la nascita, inizia una lenta e graduale separazione del bambino dalla mamma. Sottolineo le parole ‘lenta’ e ‘graduale’, perché in esse si cela il segreto che rende mamma e neonato sereni e sani. Leggi tutto “Psicologia Perinatale: le incredibili competenze che porta alla luce la nascita.”

Obiettivi educativi: i bambini di oggi, e gli adulti di domani

E’ bravo il tuo bambino?

Ne deve saper fare di cose, un neonato. Se non le sa fare, non c’è problema: basta abituarlo. Se si sveglia, gli insegni a dormire; se mangia troppo, gli insegni ad aspettare. Se vuole stare sempre in braccio, gli insegni a stare giù. e vedrai come diventerà bravo. Ti faranno tutti i complimenti.

E’ bello andarsene in giro con questo angioletto nella carrozzina, addormentato, che piange quasi mai, sicché la casa è in ordine e la mamma è così curata.

Riassumendo, il mio bambino deve saper aspettare, anche se ha fame, deve dormire da solo, anche se nulla sa del significato di quel che gli accade, deve starsene buono senza di me, anche se fino a un mese fa viveva dentro di me. In sostanza, deve fare quello che voglio io.

Ora chiediamoci: cosa voglio insegnare a mio figlio, che formi la sua personalità e gli sia utile domani? Leggi tutto “Obiettivi educativi: i bambini di oggi, e gli adulti di domani”

Voglio che mio figlio si voglia bene

C’è qualche genitore che non lo vuole? In realtà, qualcuno c’è. Ad esempio, quei genitori che pensano che se il figlio si coccola troppo, non combinerà niente nella vita. Oppure i genitori schiettamente maltrattanti (mi riferisco a gente che non dà da mangiare, picchia, non cura i figli malati, insomma a situazioni davvero limite). Immagino che sia poco probabile qualcuno in queste due macro categorie capiti qui a leggere.

Io sono una madre, e questa è una delle cose che desidero di più per le mie figlie: che vogliano bene a se stesse, insomma che abbiano una buona autostima. Sono anche un genitore con forte tendenza all’autocritica (denotante bassa autostima? Dipende), e leggo testi di educazione o puericultura. Uno dei libri che ho sentito più spesso nominare è ‘Amarli senza sé e senza ma, di Alfie Kohn.

Il libro è una lettura difficile a tutti i livelli, esprimendo concetti difficilissimi da digerire nella cultura educativa prevalente. Infatti leggo qualche capitolo, lo metto da parte, poi lo riprendo.

Quello che mi interessa ora è proprio il modo in cui collega l’amore incondizionato all’autostima. Leggi tutto “Voglio che mio figlio si voglia bene”