Dolce dormire…o no?

Non sempre il sonno è dolce; per alcune persone, andare a dormire è un momento di sofferenza.

Parliamo  di  un problema che  affligge molte persone: l’insonnia.

Avete difficoltà a dormire?  Vi  svegliate troppo presto al mattino, o vi destate nella notte e ci mettete molto tempo a riprendere sonno? E’  un problema piuttosto diffuso: 3 adulti su 10 soffrono di insonnia sporadica o altro disturbo del sonno, come riportato da Devoto e Violani*.

Possiamo affrontare l’argomento in due modi. Il primo è quello di dare dei  consigli per migliorare la qualità del sonno. Il secondo, è: parliamo davvero di questo problema. Leggi tutto “Dolce dormire…o no?”

Comportamenti incontrollati

Ebbene, mettiamo qui dentro tutte le cose che facciamo e non vorremmo fare. Tutte quelle situazioni in cui ci sembra di non aver controllo sul nostro comportamento:

Spendo troppo, non riesco a smettere di comprare.

Faccio cose rischiose, so che non dovrei, ma non posso farne a meno.

Sono aggressivo/a, non riesco a controllarmi.

Mangio troppo o troppo poco.

Scappo, vorrei affrontare questa situazione ma finisco per ritirarmi tutte le volte.

Mi piace ma lo/la tradisco, sempre e di nuovo.

Sto giocando tutto quello che ho.

Come se ne esce?

E’ chiaro. Andate in terapia; in alcuni casi, questo significa anche curare altri aspetti. Alcuni di questi comportamenti, negli anni, possono portare a situazioni davvero complesse, per se stessi o/e per le persone che amiamo.

Ottimi motivi per agire subito e riprendere in mano se stessi.

 

La fatica di scegliere

Siamo essere umani e viviamo (chi mi legge, almeno) in una società che ci offre molte scelte.

Le più ovvie riguardano il che cosa fare. Iniziamo da bambini: vuoi fare nuoto o ginnastica? Quindi, quale scuola superiore vuoi frequentare? E ti vuoi laureare? Quale lavoro vuoi fare?

Fino a qui tutto facile. FALSO. Leggi tutto “La fatica di scegliere”

Con te o senza di te; ovvero, quanto difficile sia mantenere la giusta distanza nelle relazioni.

Stare con te, o stare senza di te: è un problema che ci si pone prestissimo. Un bambino cresce via via che acquisisce distanza dalla madre, ma farlo non è così semplice. Il solo accorgersi di essere una persona a se stante è cosa complessa, che richiede molto tempo; se il tempo manca, il bambino prova angoscia.

Angosciante, però, può essere anche vivere con la presenza costante di qualcuno che ci protegge, quando abbiamo l’età per cavarcela da soli.

Stare in relazione con qualcuno, qualunque sia il tipo di relazione, richiede un delicato assestamento di equilibri. Leggi tutto “Con te o senza di te; ovvero, quanto difficile sia mantenere la giusta distanza nelle relazioni.”

Come ci devastiamo per ‘salvare’ chi amiamo (ovvero, come i bambini salvano i genitori)

Ognuno, specialmente nell’infanzia, ha bisogno di proteggere l’immagine e l’integrità delle persone che ama. Quando siamo bimbi piccoli, i nostri genitori, o chi si prende cura di noi, sono considerati le persone più importanti al mondo. Cosa ci accade se queste persone si rivelano essere abusanti, psicologicamente o fisicamente?

La premessa fondamentale, così facile da dimenticare o negligere per un adulto, è che un bambino piccolo ha bisogno dell’amore dei genitori come dell’ossigeno e del cibo.

Leggi tutto “Come ci devastiamo per ‘salvare’ chi amiamo (ovvero, come i bambini salvano i genitori)”

Corro, corro: non riesco a fermarmi.

avere sempre fretta

Succede anche a voi? Vi sembra di non avere mai tempo da dedicarvi? Oppure avete la sensazione che se vi prenderete del tempo per voi, sarete irresponsabili, o insensibili, perché vi sono cose più importanti da fare?

Per alcune persone, al netto delle difficoltà quotidiane, vi è una profonda convinzione di non potersi permettere di porre i propri bisogni prima di tutto il resto. Leggi il mio articolo su Guida Psicologi.

Non riesco a separarmi

Alle volte interrompere una storia è difficilissimo. Non è tanto il chiudere la relazione, ma lo staccarsi emotivamente da quella persona. ‘Lo so che non mi fa bene stare con lei/ lui, ma continuo ad averne bisogno’.

Vediamo perché.

Capita a molte persone di ritrovarsi incastrate in una relazione sentimentale che all’inizio era bellissima, intensa, speciale, ma col tempo diviene fonte di sofferenza; nonostante questo, staccarsi dal partner è difficile, la lontananza provoca tristezza o proprio angoscia.

Avvertiamo una netta contraddizione tra ciò che ci dice la razionalità, ovvero ‘devo staccarmi subito!’, da quello che invece sentiamo nella ‘pancia’, o nel petto, un forte, fortissimo bisogno di quella persona. Da un lato so che la relazione con lei o lui mi fa del male (alle volte, avviene anche con partner che ci aggrediscono verbalmente o fisicamente), dall’altro la sola idea di non esserne amato mi manda nella disperazione.

È così che ci blocchiamo in una situazione che sembra non avere uscita. Facilmente subentra un duro giudizio verso noi stessi: se continuo a volere questa persona con cui sto male, evidentemente sono uno stupido; sono io ad avere qualcosa che non va. Oppure, è evidente che si tratta di un sentimento troppo profondo, e quindi devo ‘aggiustare’ qualcosa per salvare la relazione. In questo modo, oscilliamo dolorosamente tra due posizioni, entrambe per noi insostenibili.

L’idea che un sentimento, se molto ‘profondo’, sia buono e prezioso, nelle relazioni, può portare a situazioni paradossalmente difficili. Perché?

Un sentimento profondo è per me molto importante, questo tuttavia non significa che vada seguito ciecamente. Vi sono sentimenti profondi, intensi e viscerali che nascondono bisogni risalenti alla nostra prima infanzia. Molto spesso, quando proviamo uno di questi sentimenti travolgenti, che sembrano avere il sopravvento sulla nostra razionalità, significa che è stato toccato ed accarezzato uno Stato dell’Io Bambino, molto antico e molto bisognoso. Se nel nostro passato di bambini, per qualsivoglia motivo, è rimasto un bisogno di amore e riconoscimenti insoddisfatto, saremo inconsapevolmente alla ricerca di un modo per colmarlo. Molto spesso pensiamo che il giusto amante possa farlo. Quanti di noi hanno ad un certo punto creduto che, trovando l’amore, saranno sereni e felici per il resto della loro vita? È semplice, basta trovare l’amore perfetto.

È un’idea infantile? Certo, perché tale è lo Stato dell’Io che soggiace a questo pensiero: piccolo, irrazionale, bisognoso; meglio, estremamente bisognoso. Proprio perché viene toccato un nostro modo modo di sentire, pensare e comportarci molto antico, la nostra capacità di esaminare questa relazione e di fare scelte al riguardo è ridotta, proprio come quella di un bambino, che accetta e cerca qualunque forma di amore possa trovare, anche una che non lo fa crescere, perché il bisogno di essere amato è preponderante.

Dall’altra parte, il perdere questa forma d’amore, per quanto dolore possa comportare, è inammissibile, perché troppo è il bisogno che ne abbiamo.

Per uscire da questo bivio intollerabile del ‘soffro con te’ o ‘soffro senza di te’, dobbiamo trovare il modo di colmare quel bisogno e rassicurare quella parte di noi, che fino ad ora non sapevamo di avere, disperatamente affamata di cure ed amore. Questo ci permette di rimettere tutte le nostre capacità di adulti al timone di quella nave che cercherà una relazione d’amore buona per noi, che ci dia amore e riconoscimento, assieme a spazio per crescere e autonomia, infine sicurezza di avere un compagno nella vita, mai perfetto, ma costantemente desideroso di stare con noi.

Sembra difficile? In un certo senso, è più complicato da spiegare, che da fare; il motivo è che nel momento in cui vediamo chiaramente che esiste un modo per avere amore e rispetto, faremo tutto quello che possiamo per ottenerlo. Quello che rende difficile uscire dal ‘bivio’ per adottare un altro punto di vista, è l’intensità del bisogno di amore; e la risposta è sì, possiamo, tutti, imparare a prendercene cura.

Ci siamo lasciati… Perché fa così male?

Alle volte, la fine di una relazione fa sì che andiamo in crisi e mettiamo in discussione alcuni aspetti di noi, il nostro ruolo nella relazione, quello che vogliamo da una storia d’amore.Ne parlo in questo articolo scritto per GuidaPsicologi.

Il contratto terapeutico: perché fare un contratto di terapia?

Molte persone restano colpite dall’idea di stabilire un contratto di terapia. Pensano che andare da un terapeuta significhi che loro parleranno, il terapeuta ascolterà, e ad un certo punto renderà un’interpretazione di quanto ascoltato.

Avviene anche questo, ma in alcuni approcci terapeutici stabilire un contratto è fondamentale. Cos’è un contratto? E’ un insieme di obiettivi condivisi tra terapeuta e cliente. Sembra facile, ma non sempre lo è: ci vuole qualche colloquio per individuare un buon contratto; in alcune terapie, ci vuole un pezzo stesso di terapia per arrivare ad averne uno. Ma cosa vuol dire poi un ‘buon contratto’? Può essercene uno non buono?

Può essercene uno non utile. Il contratto deve essere ciò che guida terapeuta e cliente nel loro percorso assieme. Perché questo accada, gli obiettivi terapeutici contenuti nel contratto devono essere:

  1. Condivisi
  2. Realizzabili
  3. Espliciti e collegabili ad aspetti concreti nella vita del cliente

Condivisi, perché andare in terapia non significa affidarsi a qualcuno che sa cosa sia meglio per te. Questo è un compito da genitori, ma una persona adulta che inizia una psicoterapia deve essere coinvolto con tutte le sue risorse nel percorso terapeutico, non può essere trattato da bambino che non sa cosa sia meglio per lui. E’ importate che sia consapevole ed informato dei progressi terapeutici, che sia motivato ad ottenerli. In questo modo è responsabile del suo percorso, il che significa che non è ‘in balia’ del terapeuta, ma un protagonista attivo.

Realizzabili, ebbene sì; vi sono obiettivi che nessun terapeuta potrà mai realizzare. Tra gli esempi più comuni: non è possibile cambiare il partner, o chiunque altro non sia in terapia. Non è possibile modificare il passato e rendere la propria storia passata meno difficile; spesso le persone arrivano con il desiderio irrealistico, ma umano, di ‘rimediare’ alla sofferenza che hanno vissuto. E’ per loro necessario accettare che quella parte della loro vita non si può cambiare, che nulla renderà loro quegli anni magicamente epurati dal dolore.

Si può lavorare su obiettivi relativi al cliente ed al suo ruolo nella propria vita e nelle proprie relazione, sul modo in cui fa uso delle proprie emozioni, sulla sua capacità di fare scelte buone per sé, e via dicendo. Sul suo presente, sul suo ‘qui ed ora’. Qualunque dolore abbia provato nel passato, in terapia può apprendere a vivere con serenità il proprio presente, senza permettere che il passato lo influenzi in modi indesiderati.

Espliciti, perché quando due persone si incontrano, terapeuta e cliente, ognuno porta con sé, immancabilmente, i propri valori, i propri significati. La mia idea di un felice matrimonio può differire in modo sconcertante da quella di un’altra persona, perciò migliorare la relazione è qualcosa che necessita di essere esplicitato: come? Cosa non va bene oggi per te? Cosa vuoi da questa relazione? Quando sarai soddisfatto dal cambiamento, da cosa te ne accorgerai? Tutto ciò serve ad evitare che un cambiamento che il terapeuta ritiene buono ed utile non sia avvertito come tale dal cliente, le cui aspettative, non esplicitate, erano diverse. O al contrario, che un cambiamento che il cliente ritiene molto soddisfacente venga svalutato, non riconosciuto dal terapeuta.

Si va in terapia per stare bene, per avvertire dei cambiamenti positivi nella propria quotidianità. Come amava sottolineare Berne, migliorare non è sufficiente. D’altro lato, definire chiaramente ciò che si desidera cambiare è un primo passo di autodeterminazione, nel quale la persona, pur nel momento in cui si affida al terapeuta, si sente protagonista della propria storia.

Holloway e Holloway, Il processo di determinazione del contratto, 1986, Neopsiche