Obiettivi educativi: i bambini di oggi, e gli adulti di domani

E’ bravo il tuo bambino?

Ne deve saper fare di cose, un neonato. Se non le sa fare, non c’è problema: basta abituarlo. Se si sveglia, gli insegni a dormire; se mangia troppo, gli insegni ad aspettare. Se vuole stare sempre in braccio, gli insegni a stare giù. e vedrai come diventerà bravo. Ti faranno tutti i complimenti.

E’ bello andarsene in giro con questo angioletto nella carrozzina, addormentato, che piange quasi mai, sicché la casa è in ordine e la mamma è così curata.

Riassumendo, il mio bambino deve saper aspettare, anche se ha fame, deve dormire da solo, anche se nulla sa del significato di quel che gli accade, deve starsene buono senza di me, anche se fino a un mese fa viveva dentro di me. In sostanza, deve fare quello che voglio io.

Ora chiediamoci: cosa voglio insegnare a mio figlio, che formi la sua personalità e gli sia utile domani? E’ la domanda illuminante che pone Kohn nel suo libro.

Come diventerà il bambino descritto sopra? A seconda del suo temperamento, potrà prendere diverse strade, tutte adattive. In altre parole, capirà che deve reagire a delle richieste che sono più importanti dei suoi reali bisogni.

Quando questo bimbo camminerà, sarà bravo? E chi lo sa. Sarà bravo se non farà i capricci.  Ora, che cos’è esattamente un capriccio? Il problema di questa parola è che rinchiude un’infinità di manifestazioni, che a guardar bene, hanno una caratteristica in comune: sono una risposta diversa da quella che voglio io, genitore. Risposta a cosa, o perché, o in quali circostanze? Dettagli.

Ancora chiediamoci cosa sta imparando questo bambino. Tutto quello che vuole lui è un capriccio, tutto quello che voglio io va bene. Perciò, se adatterà la sua richiesta a quello che voglio io in quel momento, allora otterrà un sì. Sempre che non scelga la via della protesta e della guerra continua. Non otterrà un sì, ma avrà la soddisfazione di lottare fino a sfinirmi…

E a scuola? Potremmo andare avanti per un po’. Il punto è: come vorrei fosse da adulto, questo bambino?

Rispondendo utilizzando l’Analisi Transazionale, posso dire che una persona adulta dovrebbe, per vivere serenamente e con soddisfazione, essere in grado di attingere a tutte le sue risorse, in termini:

  • emotivi: essere capace di riconoscere ed esprimere diverse emozioni, elaborandole in modo tale da poterle utilizzare come spinte motivazionali;
  • cognitivi: essere capace di analizzare ogni situazione utilizzando le informazioni disponibili in quel momento, individuando buone strategie per affrontare compiti, grandi o piccoli, fare scelte, risolvere problemi;
  • comportamentali: analizzate le proprie motivazioni e le informazioni a lui disponibili, scegliere la condotta migliore in quella data situazione. In tutti gli ambiti.

Utilizzando il modello degli Stati dell’Io, dovrebbe agire a partire dal suo Adulto, che prende buone decisioni in considerazione dei bisogni del suo Bambino, ascoltando il Genitore e le regole di vita in esso interiorizzate (quando scrivo Adulto, Bambino e Genitore mi riferisco allo Stato dell’Io corrispondente).

‘Voglio che mio figlio sia felice’: non entrerò nel merito sull’inganno dell’inseguire la felicità quale misura di benessere. Riformulerò dicendo che potrei desiderare che un figlio provi momenti di felicità abbastanza spesso, da dargli energia anche nei momenti difficili; non è ovviamente possibile che un figlio sia sempre felice. Perché ciò accada, c’è bisogno anche che lui sia a contatto con il suo Bambino, fonte preziosa di emozioni, motori di sentimenti e dunque di tutte le relazioni affettive, spinta a perseguire progetti, sorgente di divertimento e svago. Essere a contatto con il Bambino significa provare emozioni, riconoscerle, esprimere. Prendiamo ora solo l’esempio piuttosto semplice di un bimbo piccolo che prima, da poppante, viene lasciato piangere per diverse decine di minuti, per poi sentirsi dire a due o tre anni che non si deve piangere. Cosa gli sto davvero insegnando?

‘Voglio che mio figlio sia realizzato.’ Oltre a censurare le emozioni che prova (censura che può avvenire a livello tanto profondo da far si che da adulto certe emozioni vengano soppresse e sostituite senza averne la minima consapevolezza), insegnerò anche alcune regole ferree e stringenti su ciò che si può e non si può fare. Stringenti, perché il non seguirle viene accompagnato da angoscia ad un’età in cui la capacità di elaborare e contestualizzare non c’è. Ad esempio posso insegnare una regola come ‘non provare l’emozione x’, restando sull’esempio precedente. Oppure posso insegnare che essere un bambino non va bene e bisogna crescere quanto prima. Messaggi di questo tipo (chiamate ingiunzioni in AT) entrano a far parte del Genitore e finiscono per pesare talmente tanto da esautorare l’Adulto, influenzando scelte e decisioni, che possono esser prese non sulla base della situazione reale e dei bisogni della persona, ma con il fine di non contraddire la regola interiorizzata.

Come voglio cresca mio figlio? Qualunque sia la risposta, quello di cui ha necessariamente ed assolutamente bisogno è di essere accettato per quello che è, il che significa non solo con le sue uniche caratteristiche, ma anche con le capacità e con i bisogni della sua età. Ha bisogno di crescere nel rispetto della sua fase evolutiva, dei suoi bisogni, di essere aiutato a comprendere, accettare, esprimere le sue emozioni, che lo si lasci esplorare il mondo pur pronti ad accorrere quando necessario,  rispettando le distanze di cui lui ha bisogno. Distanza che, per un neonato, equivale a 0, per aumentare un millimetro alla volta.

La via per crescere un bambino che diverrà un adulto realizzato e sereno, un adulto autonomo (che significa consapevole, spontaneo e capace di intimità, secondo il concetto di autonomia di Berne), è rispettare i suoi bisogni, pronti a cogliere i piccoli segni di autonomia senza forzare i tempi.  Lasciarlo essere quello che è, lasciarlo crescere, restando sempre a disposizione: pronti a porgere aiuto quando richiesto, a fermarlo quando va fermato e protetto, incoraggiato quando ne dimostra il bisogno.

E sì, è forse la prova più difficile per un essere umano.

 

Non è una bibliografia vera e propria, ma ecco le letture più importanti relative ai concetti riportati:

  • Berne, ‘Ciao! E poi?’, e ‘Principi di terapia di gruppo’, per quanto riguarda i fondamenti dell’AT (modello degli Stati del’Io, autonomia)
  • Kohn, ‘Amarli senza sé e senza ma’, per quanto concerne gli obiettivi educativi in relazione all’esito a lungo termini valutato in termini di inserimento nella società, autostima, resilienza.
  • Bortolotti, ‘E se poi prende il vizio?’, sui bisogni dei neonati e la centralità della diade madre-bambino e la genitorialità competente.
  • Per quanto concerne le emozioni, il lavoro di Fanita English sulle emozioni parassite.
  • Per le ingiunzioni e le decisioni copionali, i lavori di Bob e Mary Goulding.
  • Ovviamente vanno citati autori come Bowlby e Winnicott, che hanno gettato le basi per qualunque lavoro sulla genitorialità, sulla relazione madre e figlio e sull’esito dei diversi stili di accudimento.
  • Altrettanto ovviamente, dobbiamo ringraziare il lavoro di Maria Montessori, grazie alla quale possiamo dire con cognizione di causa che i bimbi vanno lasciati crescere, perché lo faranno di loro iniziativa, esattamente nel momento giusto e nel modo migliore. 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *