Psicologia Perinatale: le incredibili competenze che porta alla luce la nascita.

Cos’è la psicologia perinatale? E’ un recente ramo di studio della psicologia, che si occupa della nascita e della primissima infanzia, prendendo in esame il benessere psicofisico di mamma e bambino in questo delicato periodo, e tutelando e favorendo l’acquisizione delle competenze genitoriali.

Si parla del benessere di mamma e bambino, perché il loro benessere va di pari passo. La gravidanza è una condizione di totale simbiosi; con la nascita, inizia una lenta e graduale separazione del bambino dalla mamma. Sottolineo le parole ‘lenta’ e ‘graduale’, perché in esse si cela il segreto che rende mamma e neonato sereni e sani. Il bambino nascendo non è più tutt’uno con la mamma, ma non è affatto pronto ad essere separato da lei. La nascita è dovuta al fatto che la testa del bambino non potrebbe più affrontare il canale del parto se crescesse ancora; deve dunque continuare la crescita fuori dal corpo della madre, non perché sia pronto a vivere senza di lei, ma per ragioni di spazio. Il neonato ha ancora tanto bisogno della presenza costante della madre, quanto ne aveva in utero.

Crescerà ed acquisirà competenze sempre maggiori: competenze relative alle sue capacità di movimento, alle sue abilità sensoriali, e competenze cognitive (questo aspetti non si possono considerare separatamente nei bambini piccoli); via via capirà che può prendere le distanze, ma il bambino riuscirà a gattonare lontano dalla mamma, solo nella misura in cui saprà che lei è sempre vicina e disponibile.

La madre deve essere la base sicura di cui parla Bowlby, una presenza amorevole e costante, che permette che il bambino si senta abbastanza al sicuro da allontanarsi, gradualmente, man mano che acquisisce abilità motorie, sensoriali, e cognitive.

La psicologia perinatale approfondisce i bisogni della mamma e del bimbo in questo importante periodo, ma si occupa anche delle competenze di mamma e bimbo, di ciò che loro, assieme, sanno fare. Un aspetto importante è proprio il lavoro sulle competenze della madre, che ove abbia la serenità ed il supporto necessario e venga lasciata libera di stare accanto al suo bimbo, troverà in ogni situazione la soluzione migliore per calmarlo e consolarlo.

Ho scritto che la madre deve ‘essere lasciata libera’ di stare accanto al suo bambino, e mi rendo conto che sembra paradossale, ma la psicologia perinatale è nata dall’esigenza di tutelare la diade madre-bambino da una serie di interferenze materiali e culturali che in effetti ostacolano la loro serenità. Viene da pensare non solo all’allattamento ed al problema della separazione del neonato dalla mamma in molti reparti nascita, ma anche ai pregiudizi e alle convinzioni con le quali vengono ‘bersagliate’ le madri prima e dopo il parto, relativamente ai ‘vizi’ da non dare al neonato, come quello di tenerlo in braccio.

Essere tenuto in braccio è un bisogno fondamentale del neonato, che alla nascita non conosce i confini del proprio corpo, non distingue ancora tra il suo corpo e quello della madre, di conseguenza trovandosi da solo può essere colto dall’angoscia, sentendosi ‘perso’.

Il messaggio più importante è che la madre, seguendo la propria inclinazione naturale che è quella di rispondere sempre al pianto e poi al richiamo del suo bambino, ha tutte le competenze e le capacità per fare la cosa migliore al momento giusto.  Potrà inoltre, se guidata da informazioni corrette e non da pregiudizi culturali, fare scelte consapevoli per sé e per il suo bambino.

E il papà? Anche per il padre può essere complesso entrare nel nuovo ruolo genitoriale. Se da un lato, infatti, la maggior parte dei papà vengono ‘sequestrati’ dal loro impegno lavorativo, che di fatto lascia loro pochissimo tempo per conoscere il proprio bambino, dall’altro vengono a trovarsi privi del ruolo saliente che ha la madre nella gravidanza e subito dopo la nascita; tuttavia il papà è una presenza fondamentale, che porta supporto, equilibrio e protezione a mamma e bambino, e via via acquisirà un ruolo di primo piano nella crescita del figlio. Se inizialmente infatti il neonato ha bisogno soprattutto della mamma, la mamma ha bisogno soprattutto del papà, e via via che mamma e bimbo si separeranno, il padre sarà la persona migliore per favorire il passaggio da io+te a io e te. Sarà una nuova presenza sicura per il suo bimbo, e sarà la persona che supporta attivamente la madre a riacquistare piccoli spazi da dedicare a se stessa, al resto della famiglia, a tutto ciò che fa parte della sua vita.

Invito chi sia interessato a leggere il libro di Alessandra Bertolotti, ‘E se poi prende il vizio’, edito dal Leone Verde.

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