L’importante è la salute

Quant’è vero. La prima necessità che abbiamo è di stare bene. Se il nostro corpo è in salute, noi stiamo bene. Ottimo.

Chiediamoci cosa sia la salute. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo stato di salute è ‘un completo stato di benessere fisiologico, psicologico e sociale’.

Negli ultimi due anni della mia specializzazione ho fatto una bella esperienza presso un reparto di riabilitazione cardiologica che prevedeva un percorso presso un servizio di psicologia ospedaliera, rivolto ai pazienti ed i familiari. Il motivo è che alcuni aspetti riferiti sia al tipo di personalità, che ad un certo tipo di vissuti se non sintomi, costituiscono fattori di rischio per eventuali recidive, assieme ad alcuni comportamenti, per modificare i quali può essere molto utile un percorso di sostegno psicologico.

Se da un certo punto di vista la crescita della psicologia in ambito ospedaliero è una piccola rivoluzione, da un altro è la scoperta dell’acqua calda. Tuttavia la malattia ‘fisica’ viene guardata come qualcosa di serio ed importante, per la quale è giustificato richiedere delle cure, mentre non sempre si può dire la stesso del disagio psichico (voglio sottolineare come questa divisione tra fisico e psichico sia puramente arbitraria, nonché ben radicata nella cultura occidentale).

Hai la bronchite? Stai a casa e curati! Sei depresso? Tirati su. Non riesci a tirati su? Beh allora vergognati e fai finta di nulla, se sei fortunato nessuno se ne accorge.

Proprio per quanto riguarda la depressione, lo stigma è ancora molto forte. La depressione, anche quella che striscia sotto ai vestiti di una persona curata e ‘funzionante’, termine freddo indicante che lavora e guadagna e si lava ed ha anche un minimo di vita sociale, è un’esperienza devastante, ed il solo ‘viverci attraverso’ è sfinente.  Se sei depresso, e perdipiù ti alzi tutte le mattine per andare al lavoro (o accudire i tuoi figli o qualcun altro), stai facendo una fatica infinita. Inoltre, tipicamente ti senti un essere umano terribile tutte le volte che senti parlare di qualcuno con una malattia ‘vera’, fisica insomma.

Non sei in salute ed hai diritto alle cure. No, il tuo corpo non sta bene e tu lo senti (è stanco e dopo un po’ comincia a darti un certo numero di fastidi di vario tipo). Hai diritto a non farti forza, perché te ne ‘fai’ anche troppa tutti i giorni. Hai diritto a prenderti cura di te, nel modo giusto. Hai diritto ad alzarti, sì, dal letto, ma per andare a chiedere di essere curato. Hai diritto a chiederti perché stai così male, ed a cercare una risposta con l’aiuto di cui necessiti.

Hai diritto a non essere giudicato. Neanche da te stesso. Hai diritto a stare bene. Hai diritto alla salute, intesa come benessere fisiologico, psicologico e sociale.

E poiché siamo esseri umani completi, abbiamo sempre bisogno di prenderci cura di noi in tutti gli aspetti che lo necessitano. Dico questo, perché possiamo soffrire di una malattia importante, essere curati fisicamente e tornare a casa, riprendere quasi tutto ciò che facevamo prima, e comunque non saremo la stessa persona, e questo cambiamento potrà influire in modo imprevedibili (per noi) sulla nostra vita, comportando talora anche un tipo di sofferenza che poco ha a che fare, all’apparenza, con la malattia trascorsa. Ovviamente sto parlando di sofferenza ‘psicologica’. Pensiamo alle malattie croniche, che cioè ci rendono necessarie determinate cure per il resto della nostra vita, o determinati cambiamenti nella abitudini di vita, ponendoci al contempo nella condizione di temere costantemente una recidiva. Oppure al trauma di essere sopravvissuti ad un evento di malattia per il quale avremmo potuto morire

In questi casi è facile pensare al buon esito ed immaginare il sollievo, la rinascita, la gratitudine del non più malato, ma serve un passaggio in più, una riflessione in territori sconosciuti per capire come il vissuto di questa persona possa invece differire parecchio. Se ricordassimo che siamo esseri umani completi e non degli organi appiccicati ad un cervello, non sarebbe così difficile ammettere di essere orribilmente assorti in pensieri ansiosi collegati alla paura di ammalarci di nuovo. Non ci sentiremmo certamente deboli per il fatto di provarli. Potremmo ben renderci conto della naturalezza di tutto ciò, e prendercene cura.

Senza timore di essere giudicati, e soprattutto, senza giudicarci. Avremmo, ancora una volta, diritto alla salute.

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