Perché posso sempre stare meglio.
Perché posso sempre stare meglio.

Come ci sto in quarantena?….

Eccoci qua: siamo alle prese con un periodo di grande emergenza sanitaria, durante il quale ci è richiesto di stare a casa, se non per motivi di lavoro, salute, o per fare la spesa. Serpeggiano diversi umori ed opinioni sui social: ‘Io sto a casa, me ne sto con la mia famiglia, di che ci lamentiamo poi?’ Altri dicono ‘Se devo farlo, lo faccio, ma contento non sono’; altri ancora cercano scappatoie per sottrarsi a questa richiesta.

Com’è giusto che sia, ora la priorità è limitare il contagio. Dunque, si sta a casa.

Da psicologa, ma anche da donna, moglie, mamma, mi pongo altre domande, e credo che in molti ce le poniamo, ma ce le teniamo anche per noi, per diversi motivi; vediamo alcuni.

Se mi lamento, o esprimo le mie perplessità rispetto a quanto mi aspetta, passo per lamenton*, o debole.

Se esprimo preoccupazione o rabbia, passo per menefreghista ed ingrat*, come se non mi importasse di altro che del mio stato d’animo.

Se esprimo preoccupazione, sembra che non ami la mia famiglia e non voglia passare del tempo i miei cari.

Quali sono le preoccupazioni a cui mi riferisco?

  • Il nostro umore. Per alcune persone, stare tutto il giorno a casa può stimolare un vissuto depressivo, ad esempio quando una persona ha la tendenza a ruminare sui propri problemi. Molti si difendono dalla tendenza alla ruminazione proprio con una serie di attività quotidiane programmate, o incontrando altre persone.
  • L’ansia. Per chi è portato ad un pensiero di tipo ansioso, questa situazione di reclusione forzata può avere un analogo effetto. Lo stesso possiamo dire per alcuni comportamenti di tipo compusivo, come il riordino o il controllo della serratura o  del gas.
  • I conflitti. Per quanto non ci piaccia pensarlo, in molte famiglie ci sono situazioni conflittuali. Può trattarsi di un problema di coppia, o di un problema con i figli, magari adolescenti e recalcitranti alle restrizioni. Oppure un genitore anziano da accudire, con cui siamo in una relazione difficile (esemplarmente, un* suocer*).
  • La sofferenza da eccesso di responsabilità. A cosa mi riferisco? Un esempio può ancora essere quello appena riportato, di un parente anziano o malato da accudire. Uscire un’ora a fare commissioni, o andare al lavoro e pensare ad altro per almeno sei ore, è un sollievo difficile da esprimere. Oppure, diciamolo, un neonato, o semplicemente figli piccoli, che richiedono attenzioni tutto il giorno. I pisolini terminano circa dai 3 anni, chi prima chi dopo, e vi sono bambini che non si fermano dalle 7 alle 21. Per molte mamme, uscire al parco giochi, vedere amichetti, è un sollievo incredibile.

Vi ritrovate in alcuni di questi aspetti? Chissà quanti altri esempi potrebbero esserci, cui non ho pensato.

La solitudine, il silenzio, la tranquillità, per molti di noi è un toccasana (io, ad esempio, sono una di queste persone, e vivo i momenti di solitudine come se fossero ore di sonno, nel senso che li trovo profondamente rigeneranti). La prospettiva di avere giorni e giorni da dedicare ad attività riflessive e solitarie può non spaventare affatto queste persone. Vi sono anche persone che amano moltissimo stare in compagnia del propri* compagn*, o dei propri figli, che usualmente vedono poco per esigenze lavorative. Anche per loro questa situazione può essere un’occasione, seppur forzata, per riprendere qualcosa che gli manca.

Può anche darsi il caso, però, che vi ritroviate chiusi in casa con uno o più bambini, o con il genitore anziano, e non possiate avere più che mezz’ore scarse di tranquillità alle 6 del mattino, o alle 22 di sera, e se tutto va bene. Magari siete delle persone del tipo descritto sopra, tranquille e solitarie. Personalmente, ho messo la sveglia biologica alle 6 per guadagnare 45 minuti o un’ora, alle volte solo mezz’ora.

C’è chi è chius* in casa con un o una partner violent*. O con un genitore violent*, o un figlio adolescente profondamente conflittuale, nel qual caso anche l’amore per la famiglia può occultare situazioni di sofferenza (sto volentieri con i miei figli, ma temo il/la mi* partner; amo mio figlio adolescente, ma dobbiamo discutere tutto il giorno e devo litigare ogni giorno per tenerlo a casa).

Guardiamo le cose da tutti i punti di vista. Ad alcuni questa situazione pone un’improvvisa opportunità, ma di questo parlano già tutti, perciò lo sapete, saprete già che avete l’occasione di riscoprire il tempo con i propri cari, di rispolverare quell’hobby cui non vi dedicate da molto, di riprendere a suonare/scrivere/dipingere/leggere, di inventare giochi con i vostri bambini o svuotare quell’armadio. Anche solo di riflettere.

E’ agli altri che mi rivolgo; quelli che si svegliano la mattina chiedendosi come affronteranno anche questo giorno (e coraggiosamente, lo affrontano). Gli inglesi parlano di ‘trigger’, quando si presenta uno stimolo che è o può essere un fattore precipitante di disagio o malessere. Per alcuni questo tipo di isolamento e chiusura in casa è un trigger potente.

Pensiamo agli effetti dell’epidemia in termini di salute mentale. In Cina vi sono state conseguenze importanti in tal senso, simili a quelle affrontate nella precedente epidemia di SARS. Non vi sono ancora dati epidemiologici esatti. Un articolo pubblicato su Lancet descrive le possibili ricadute in termini di salute mentale: le persone in quarantena possono provare noia, solitudine e rabbia. Chi è colpito dal virus, potrebbe sviluppare la paura di un nuovo virus, ancora più letale. Il trattamento farmacologico potrebbe indurre disturbi del sonno, e conseguente aumento dello stress psicologico. I siintomi come febbre, tosse secca, difficoltà respiratorie possono aggravare gli stati ansiosi.

A tutti coloro tra voi, che si sentono in difficoltà, voglio dire che anche questi tipi di disagio o malessere vanno ascoltati e curati, ed anzi, ritengo sia particolarmmente importante che lo facciate serenamente, senza un atteggiamento del tipo ‘Vi sono persone che stanno peggio’.

  1. Non vergognatevi, e cercate aiuto. Vi sono molti servizi di psicologia online in questi periodo, che offrono supporto volontario e gratuito, ad esempio Pronto Psy (promosso da SIPEM SoS Lombardia, sipemsoslombardia@gmail.com o sms o whatsapp allo 379.1898986); con una ricerca online troverete i servizi disponibili nella vostra zona.
  2. Se siete in una situazione di violenza domestica, ricordate che il numero verde 1522 è atttivo. A Monza, potete chiamare il Cadom al numero 3802368170. Chiamate, non restate sol*.
  3. Permettetevi di provare ciò che provate, autorizzate qualunque emozione e stato d’animo, e ricordatevi che ciò che state provando è solo un’esperienza, parte di ciò che voi siete e parte della vostra vita. I momenti passano e si susseguono. Può essere che ora pianga, ma tra mezz’ora troverò un motivo per sorridere. Quando soffriamo, ci sembra che il tempo si fermi e non vi sia alcuna possibilità di cambiamento, ma non è così. I momenti si rincorrono e ‘tutto scorrre’. E comunque, la ‘quarantena’ finirà.

Una piccola riflessione va anche a quei genitori che stanno lavorando da casa. Con i figli. Una situazione tutt’altro che ottimale, per diversi motivi. Una cosa è essere organizzati per il lavoro da casa, con una stanza tranquilla ed una postazione di lavoro, un’altra è sistemarsi alla meglio sul tavolo del salotto tra una bimbo che fa i compiti e l’altro che corre qua e là. In questo caso, avete la fortuna di unire lo stress del dover lavorare a quello del dover guardare i bambini. Se potete, organizzatevi il lavoro ‘come se’ foste in ufficio, vestiti decentemente, lavati, curati, con orari minimamente impostati e pause regolari. So bene che molti di voi semplicemente non possono permettersi tutto ciò, e per loro la faccenda è molto più complicata. Anche in questo caso, tutto ciò che possiamo fare e riconoscerci sia che stiamo facendo del nostro meglio, sia che siamo sfiniti e stanchi; senza pretendere di avere una performance paragonabile a quella solita.

Pronto soccorso psicologico fai-da-te? Tenete in considerazione che oltre ai servizi offerti dai colleghi che in questo periodo si offrono volontari, possiamo appoggiarci ad una comunità online, un gruppo facebook o whatsapp. Vi sono anche molti forum dove si può richiedere un consulto da un esperto, ad esempio il portale Guidapsicologi, ma non solo.

E’ molto importante non stare rinchiusi in casa ASSIEME alle nostre paure, ma restare in contatto con la comunità, coltivare un senso di connessione con le persone che ci sono care, con gli amici ed i colleghi di lavoro, con la consapevolezza che la quarantena non è solo una tutela per noi, ma anche e soprattutto per la comunità in cui viviamo: la consapevolezza di star curando l’uno la salute dell’altro è un potente promotore di sensazioni ed emozioni positive. Inoltre, le paure tendono ad aumentare fino a dimensioni preoccupanti quando le ‘culliamo’ nella nostra testa, mentre il confronto con un’altra persona può sgonfiarle un bel pò. Insomma, usiamo bene gli strumenti che abbiamo ormai tutti per rimanere vicini seppur lontani.

Altra importante attenzione sia quella di:

  • evitare le informazioni di tipo ‘catastrofico’ o sensazionalistico;
  • dare peso solo alle informazioni derivanti da canali istituzionali.

Lasciate in particolare stare tutte le ‘catene’ di informazioni segrete e inoltrate di nascosto da presunte persone più informate, che girano via mail, facebook o messaggio. Vi è una mole di informazioni contrastanti che non possono aver altro effetto che quello di aumentare il senso di incertezza e disorientamento, cosa di cui davvero non abbiamo bisogno.

Stiamo vicini stando lontani, prendiamoci cura di noi in tutti gli aspetti della nostra quotidianità, prendiamoci cura della nostra comunità, e promuoviamo la fiducia che questa emergenza sanitaria possa insegnarci molto.

Se vuoi, scrivimi. Risponderò appena possibile (sono anch’io alle prese con due bambine 😉

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