Perché posso sempre stare meglio.
Perché posso sempre stare meglio.

Cosa si fa davvero in terapia?

Quando parliamo di psicoterapia ci confrontiamo con un insieme complesso e molto variegato di scuole, approcci terapeutici, teorie e tecniche. La tendenza generale alla specializzazione fa sì che si individuino tecniche adatte al singolo problema che la persona porta, producendo evidenze che ne dimostrino l’efficacia. L’idea che trova sempre maggior diffusione tra le persone, di conseguenza, è che si debba essere specializzatз nel singolo disturbo. Ora, può ben darsi, anzi spesso è così, che alcunз terapeutз lavorino molto bene ed abbiano maggior esperienza in certi ambiti.

Perlopiù, tuttavia, lз terapeutз sono specializzatз nella persona. O meglio, nell’incontrare la persona. Che cosa significa questo? Nulla di semplice e nulla di complesso – amo i paradossi, e la terapia è un apparente paradosso

: lǝ terapeutǝ è specializzatǝ nel risolvere un disturbo, ma per fare questo non si ferma al sintomo e nemmeno al disturbo, ma incontra una persona, che non sarà mai uguale, o assimilabile, ad un’altra persona che ha portato lo stesso sintomo.

Se così fosse, se la terapia cioè consistesse nell’analizzare un sintomo, questa persona non guarirebbe di certo. Perché?

Innanzitutto, perché per ognunǝ di noi guarire, o cambiare, ha un significato ed una finalità diversa. Tutti noi abbiamo desideri sulla nostra vita ‘quando staremo meglio’, ed andando a fondo a questi desideri ci accorgiamo che difficilmente sono assimilabili. Questi desideri riguardano i nostri progetti su noi stessз. Non andiamo in terapia per superare il sintomo, andiamo in terapia per arrivare a determinate mete, che per noi hanno molto significato. Il modo in cui il nostro disturbo psicologico, o malessere, si inserisce tra noi e quella meta cui tanto teniamo, è tutto tranne che irrilevante, anzi, a dirla tutta è buona parte del lavoro. Identificare queste fantasticate mete, e riformularle in modo realistico, è il primo passo del lavoro che si fa assieme (sono gli obiettivi terapeutici). A poco serve aiutare una persona a superare l’ansia, se le sue aspettative di come sarà la sua vita senza ansia non corrispondono alla realtà possibile (così fosse, allora sarebbe forse stato meglio avere l’ansia a spiegare il fatto che non ottengo ciò che voglio).

Inoltre, tutti noi vogliamo essere visti come persone, e non come ‘aggregati di comportamenti’. Vogliamo essere vistз, ed abbiamo bisogno di essere vistз e di sentirci compresз. Pensate a quando andate a fare una visita medica, in un ospedale che ospita studenti di medicina, e vi ritrovate ad essere guardatз in una parte del vostro corpo da enne paia di occhi critici, che evitano accuratamente il vostro sguardo. Come se non ci foste. Credetemi, non volete un* terapeuta che faccia qualcosa di simile con la vostra esperienza. Racconteresti vissuti profondamente intimi e dolorosi a qualcunǝ da cui ti senti studiatǝ al microscopio?

Veniamo alla parte più importante. In terapia impariamo molto, non vi è dubbio. Spesso le persone chiedono ‘come faccio a…?’; ‘ho capito tutto, ma intanto come faro’ a cavarmela domani davanti al mio capo?’ In genere lǝ terapeuta non lo sa. Davvero. Lǝ terapeuta tuttavia ha una profonda fiducia nella capacità che hanno, terapeuta e paziente assieme, di individuare molte possibilità non viste, e poterle esplorare assieme allǝ paziente, perché questǝ possa, nell’atto di esplorarle, capire quale è quella giusta. In altre parole, non si tratta di scoprire a priori cosa fare, ma di offrire piccole esperienze diverse, nelle quali stare, e trovata l’esperienza giusta, esplorarla proprio in terapia, finché diventa qualcosa che per noi è familiare, al punto di rimetterla in atto fuori dalla terapia stessa.

Sembra impossibile, inizialmente, che qualcosa del genere avvenga. Così come sembra impossibile stare in piedi su quel paio di sci, dopo aver terminato la prima discesa, senza pensare a null’altro che al piacere, eppure accade, e ci vuol meno tempo di quanto ci sembri, lì per lì, dopo tante cadute.

Mi rendo ben conto che siamo circondatз di istruzioni. Dal mobile dell’Ikea, a come compilare quel test. Oggi ancor più siamo circondatз da video esplicativi: segui questo video corso e diventerai bravissimǝ. La realtà è che diventi bravissimǝ quando già sei bravǝ, altrimenti ti serve un training, qualcosa cioè che ti faccia fare esperienza di quella abilità. Ecco, nella terapia è la stessa cosa.

Cambiare è facile e difficile allo stesso tempo; breve e lungo (breve perché i benefici si sentono molto presto, quasi subito, e lungo perché per raggiungere certi obiettivi devi impiegare un po’ di risorse e ‘stare’ nel cambiamento finché diventa qualcosa di tuo).

Onestamente, questo è quello che accade in terapia (con me, almeno). Voglio ribadire che l’intento non è quello di negare che vi siano tecniche indicate per specifici sintomi: vi sono; e vi sono anche terapeutз particolarmente bravз in determinate aree di intervento, e generalmente lo specificano. Voglio invece sottolineare che quello che trovate in una psicoterapia non è qualcunǝ che applica una tecnica (questo potreste farlo da solз con un buon manuale), ma qualcunǝ che presta la propria competenza a rispondere a ciò di cui necessitate voi, per arrivare là dove volete arrivare. Il percorso che farete assieme sarà unico, perlopiù imprevedibile. Quello che imparerete, lo imparerete standoci dentro, facendo quella particolare esperienza assieme allǝ terapeuta.

La psicoterapia è soprattutto un’esperienza trasformativa.

Scrivo questo articolo dopo una formazione particolarmente intensa sulla relazione terapeutica. Uno dellз moltз illustrз terapeutз che hanno partecipato, ha scritto diversi libri, tra cui uno che trovo molto illuminante rispetto all’esperienza della terapia: Il dono della terapia, di Irvin Yalom. Lo consiglio vivamente, non è un manuale per espertз – ma è illuminanteanche per questз ultimз.

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